Parla il ministro dell'Ambiente Corrado Clini
“Zero assistenzialismo”, è la filosofia del decreto-sviluppo
Riforme pro crescita da approvare in modo graduale ma continuo fino alla fine della legislatura: è per rispettare questa tabella di marcia che da giorni alcuni dei ministeri chiave del governo Monti sono al lavoro su uno schema di decreto legge per lo sviluppo. Nel pool di ministri impegnati sulla tanto citata “fase due” c’è anche Corrado Clini, responsabile del dicastero dell’Ambiente: “Nulla di strano – spiega il ministro in una conversazione con il Foglio – in Europa quello della crescita è il mestiere dei ministri dell’Ambiente da almeno dieci anni”.

Riforme pro crescita da approvare in modo graduale ma continuo fino alla fine della legislatura: è per rispettare questa tabella di marcia che da giorni alcuni dei ministeri chiave del governo Monti sono al lavoro su uno schema di decreto legge per lo sviluppo. La forma legislativa a dire il vero è ancora da decidere, e alla fine ci potrebbe essere più d’un “pacchetto sviluppo”; quel che è certo è che entro la metà di giugno altre misure – non solo il “Piano città” anticipato dal Foglio la settimana scorsa – arriveranno sul fronte critico della politica economica. Al fianco della spending review, s’intende, il cui obiettivo minimo resta quello di trovare risorse sufficienti a evitare un ulteriore aggravio dell’Iva. Nel pool di ministri impegnati sulla tanto citata “fase due” c’è anche Corrado Clini, responsabile del dicastero dell’Ambiente: “Nulla di strano – spiega il ministro in una conversazione con il Foglio – in Europa quello della crescita è il mestiere dei ministri dell’Ambiente da almeno dieci anni”. La direzione per il lungo termine, tra l’altro, è stata “approvata politicamente” nel dicembre 2011, quando i capi di governo dell’Ue hanno ratificato la “Road map per un’economia competitiva e a basse emissioni di carbonio”.
A proposito di Bruxelles, Clini ci tiene a soffermarsi almeno un momento sul dramma in corso in nord Italia: “Questo secondo sisma in pochi giorni ha aggravato i danni della scorsa settimana e ha colpito una zona ancora più estesa, dilaniando un’area cruciale del nostro tessuto produttivo. La situazione è straordinaria, potrebbero servire maggiori risorse pubbliche per intervenire al più presto, e l’Europa non potrà non tenerne conto anche rispetto ai nostri obblighi sul pareggio di bilancio”. Ma questa è l’unica concessione che lo stesso Clini fa a un potenziale ruolo della “spesa pubblica” per sostenere il pil del paese. Per il resto, l’obiettivo di fondo è invece quello di “evitare misure assistenzialistiche” e mettere le imprese italiane “in condizione di assumere lavoratori e poi competere anche a livello globale”. Per questo gli uffici del ministero dell’Ambiente hanno appena finito di lavorare a due proposte che finiranno sul tavolo del ministro dello Sviluppo, Corrado Passera. “Abbiamo studiato in maniera preliminare quali sono i settori economici che creano più occupazione e valore aggiunto in Italia”, spiega Clini. Risultato: la “Green economy” negli ultimi tre anni ha dimostrato rispetto ad altri settori produttivi una maggiore propensione a offrire lavoro agli under 30 e un’esigenza di soggetti laureati più che doppia (20 per cento contro una media del 10).
Per questo la prima proposta che Clini presenterà domani al Greening Camp della Luiss è quella di un incentivo per nuove assunzioni nel settore verde, una “dote contributiva”, la chiama il ministro, riconosciuta ai giovani neo assunti e che copra “fino al 40 per cento del costo lavoro del primo anno e fino al 20 per cento del secondo anno”. Il tutto richiede una copertura di 840 milioni di euro per tre anni, stimando 60 mila posti di lavoro “incentivati”: “Ma entro tre anni, tra maggiori contributi versati e valore aggiunto complessivo per il comparto – dice Clini – i costi per lo stato sarebbero azzerati”.
Al ministero dell’Ambiente, inoltre, già circola una bozza di credito d’imposta mirato per “le attività di ricerca e sviluppo svolte nell’ambito dei settori ambientali con particolare riferimento a chimica verde, accumulatori di carica elettrica e impiantistica/componenti per le fonti energetiche rinnovabili, per l’efficienza energetica”. L’occasione per far approvare questa seconda misura dovrebbe essere la riorganizzazione più complessiva di tutti gli incentivi alle imprese, dossier sul quale Monti ha chiamato a collaborare anche Francesco Giavazzi, bocconiano ed editorialista del Corriere della Sera. Il rapporto di Giavazzi dovrà arrivare entro la fine di giugno, ma per allora Clini avrà già presentato la sua proposta, ispirata a una filosofia condivisa da tutto l’esecutivo: “I soldi pubblici alle imprese non vanno erogati con procedure infinite e discrezionali”.
Il tempo dell’“assistenzialismo” è finito, non solo per necessità di spesa ma anche per conclamata inefficacia: “Meglio seguire quanto accade nei paesi driver della crescita mondiale, come la Cina che investirà 50 miliardi di euro l’anno per i prossimi quattro anni nelle energie pulite – conclude Clini – Gli imprenditori italiani devono poter partecipare a questa evoluzione dei mercati globali”.